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Letizia Vicidomini per i Dobloni

Letizia Vicidomini firma la prefazione de La mano Tagliata, con una lettera d’amore per Donna Matilde

“Donna Matilde” di Letizia Vicidomini

“Donna Matilde, lo sapete che siete stata un esempio illuminante per me? La vostra intraprendenza, il fascino, la determinazione e il talento mi hanno dato la spinta a credere in me e nelle parole, che sono l’arma migliore che abbiamo. Fin da bambina ho guardato a voi, moderna e unica, e ho deciso che sareste stata la mia musa ispiratrice. Grazie, con tutto il cuore.” 

Lei avrebbe fatto una delle sue famose risate, chiassose e coinvolgenti, poi magari mi avrebbe abbracciata, stampando due baci sonori sulle mie guance arrossate, come fece con Maria Carmi, l’attrice protagonista del primo film tratto dai suoi scritti. 
Non lo sapevate? Matilde Serao è stata anche questo, sceneggiatrice per il cinema, oltre che scrittrice prolifica, fondatrice di giornali e loro direttrice, critica d’arte e candidata sei volte al Premio Nobel. Un mito, senza ombra di dubbio, creatrice di uno stile narrativo fatto di sangue e carne, diretto, capace di arrivare a tutti, gente semplice e colta, fruttivendole e contesse. Io mi sarei sentita in paradiso, davanti alla donna più femminile e grintosa della storia, a dispetto di una stazza notevole e di lineamenti decisamente mascolini.
Ci saremmo piaciute, ne sono sicura. Ecco, così me l’immagino un ipotetico incontro con l’esperta giornalista che, innamorandosi della settima arte, ne diventa vittima come di un morbo che dilaga.
In uno dei suoi pezzi per Il Mattino racconta così  il cinema che arriva a Napoli e la seduce, nei primi anni del secolo scorso:

Come nasce un’epidemia? Come si sviluppa un morbo? Si ha un caso isolato, di quelli che i medici chiamano sporadici, e che impensieriscono pochissimi o nessuno: poi un altro, e due, e quattro, e a mano a mano il numero cresce, e l’allarme si propaga, finché il flagello impera, sovrano, finché il terrore vince gli animi di tutti e nessuno pensa più a sottrarvisi, e nessuno sa più mettersi in salvo.

Perché ne parlo in questa breve introduzione? Semplicemente per il fatto che La mano tagliata, il tesoro che avete scoperto, era nato principalmente come soggetto per il cinema dopo che il pubblico – e non la critica – decretò il successo del cosiddetto romanzo cinematografico La mia vita per la tua. 

La Serao sapeva come cavalcare l’onda e nell’arco di pochi anni, secondo i suoi tempi di lavoro veloci, realizzò una serie di progetti per il cinema muto, non tutti databili (molti purtroppo non ancora rintracciati sia i testi cartacei che le pellicole), in parte tratti da suoi romanzi o racconti, altri scritti appositamente per il cinema, di ambientazione popolare e di tipo sentimentale come Torna a Surriento o con sfumature noir come Il doppio volto e, appunto, La mano tagliata. Ed è realmente una scrittura cinematografica quella che troverete in queste pagine, fatta di scene dal forte impatto emotivo, con chiari e scuri netti e definiti, personaggi disegnati ed elementi iconici che non si dimenticano. Il frame memorabile è la soggettiva della mano adagiata nel bauletto di pelle, tagliata poco sotto il gomito, diafana e perfetta, ingioiellata e viva.

La scopre Roberto Alimena, dandy fascinoso, algido e ricchissimo in viaggio da Napoli a Roma, che dopo aver incontrato in treno un personaggio misterioso e inquietante, se la ritrova in mezzo ai propri bagagli.
A chi appartiene quella mano? Perché non si deteriora e marcisce? Chi è l’uomo dagli occhi verdi da rettile che brillano nello scompartimento buio? Amore e morte si rincorrono, ma non posso svelare molto se non che seguendo gli indizi e la determinazione a ritrovare la donna deturpata da un atto orribile, Alimena gira l’Europa, al centro di un enigma che si fa sempre più complesso. 
Il Bene e il Male sono scolpiti con precisione, si mettono al servizio di una passione coinvolgente e sconvolgente per l’indimenticabile protagonista e per il suo antagonista.
Il Maestro, personaggio più romantico che diabolico è un’anima grande nel male, ma con una struggente umanità, non cancellata dalla bruttezza e dalla deformità del corpo. La Serao offre una prova di scrittura alta, mescolando i generi e creando una tensione narrativa da giallista navigata, contaminando il noir con l’esoterico e il misterioso, l’horror e il romanzo verista. Leggere questo libro è veramente trovare un tesoro, ci riconcilia con la letteratura autentica, colta ma mai autoreferenziale.

Chapeau, Donna Matilde.

Dalla Prefazione di Letizia Vicidomini de La Mano Tagliata di Matilde Serao

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1 commento su “Letizia Vicidomini per i Dobloni”

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