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Augusto De Angelis

Augusto De Angelis, da padre del giallo italiano a teorico del genere, giornalista e antifascista.

Augusto De Angelis nasce a Roma nel 1888. Laureatosi in Giurisprudenza, sceglie la carriera giornalistica che, presto, lo porta a Milano, dove scrisse per alcuni quotidiani nazionali, tra cui “La Gazzetta del Popolo”, scrive drammi e commedie teatrali, biografie, saggi e si impegna come traduttore dal francese. Il suo primo romanzo propriamente detto è una spy story, Robin agente segreto, scritto nel 1930, ma è con la creazione del commissario Carlo De Vincenzi che si guadagna la definizione di “scrittore di gialli”. Il primo della serie, composta da 18 romanzi in tutto, è del 1935, Il banchiere assassinato, pubblicato dalle allora edizioni Medusa.

La sua attività di scrittore non si esaurisce qui. In un’Italia fascista che faceva del giallo una questione di propaganda e che arriva, nel 1941, a bloccare qualsiasi pubblicazione di romanzi di genere, Augusto De Angelis lavora alacremente come teorico del genere, cercando di dare lustro al romanzo giallo e, soprattutto, creando così le linee per un giallo che non “copi” il successo anglosassone, ma che diventi davvero specchio e spunto di riflessione per la società contemporanea.

Il suo dichiarato antifascismo, espresso senza remore negli articoli pubblicati su “La Gazzetta del popolo” dal 25 luglio all’8 settembre 1943, lo porta all’arresto nello stesso anno con il successivo trasferimento al carcere di Como.

Da qui ne uscirà, molto provato, nel 1944 per tornare nella sua abitazione, a Bellagio, sul Lago di Como. Pochi mesi dopo, nella stessa Bellagio, viene aggredito da un “repubblichino”. A causa dell’aggressione, Augusto De Angelis morì pochi giorni dopo.

Da noi manca tutto, nella vita reale, per poter congegnare un romanzo poliziesco del tipo americano o inglese. Mancano i detectives, mancano i policemen, mancano i gangsters, mancano persino gli ereditieri fragili e i vecchi potenti di denaro e di intrighi disposti a farsi uccidere.
Non mancano – sebbene in scala ridotta – purtroppo i delitti. Non mancano le tragedie.
Perchè non considerare tali ineluttabili fenomeni della vita sociale come materia di vita umana, materia di indagine artistica?
Io mi sono proposto di fare romanzi polizieschi in cui le persone, vivano secondo natura, in cui la vittima, il colpevole, il detective abbiano muscoli sangue cuore e anima.

Augusto De Angelis

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